Con queste canzoni nuove e antiche, tra presente e passato… con “Odòs”, Lara Letizia raccoglie il filo di una storia familiare trasformandola nel proprio esordio discografico. Nato dall’incontro con le composizioni del padre Umberto Raffaelli, l’album attraversa epoche, linguaggi e sonorità diverse, facendo della varietà stilistica il riflesso di un cammino artistico e umano maturato nel tempo. Appunto varietà stilistica… un tempo assurdo di nuove tecnologie si mescola con il bel canto italiano. Ne esce un ibrido difficile da etichettare…
Un viaggio, un esperimento, la consegna di una eredità… che cosa rappresenta questo disco per davvero?
Un mix di tutto. In primo luogo un viaggio, seguendo si un sentiero già tracciato, ma con un mare di deviazioni, scorciatoie, allungatoie: insomma un viaggio nuovo, seguendo, ma non ricalcando il sentiero segnato da mio Papà.Più che un’eredita, è stato (ed è) un bellissimo viaggio fatto mano nella mano con il mio Papà.
E queste canzoni quando sono nate? In che tempo?
Le canzoni, come ho sempre detto, sono nate durante tutta la carriera artistica di mio papà, autore e musicista polistrumentista, dagli anni ‘60 ad oggi. Queste canzoni nascono, in un lungo periodo produttivo, influenzate dagli stili del momento, ma tutte con un’anima, profondamente, Rock.
Ne hai scelte 8 da un archivio di quante? E dunque come le hai selezionate?
La selezione è stata parecchio difficile, in quanto la produzione musicale di mio Papà è molto ampia e,avendola riascoltata più e più volte nel corso della mia vita, me ne sono innamorata in quasi tutta la sua totalità. Come dicevo la selezione è stata ardua: di base, quelle scelte sono le canzoni che mi piacevano di più e che ho intuito che, con qualche piccolo ritocco, riuscivo a fare calzare meglio al mio modo di concepire e di fare musica.
Arrangiamenti e suoni in che modo rispettano o emancipano le scritture originali?
Come ho detto prima tutte queste canzoni nascono Rock. Io amo il Rock, ma, talvolta, non sarebbe stato adatto alla mia vocalità e alla mia visione di fare musica. Così, seppur mantenendo quell’anima Rock originale, abbiamo cercato arrangiamenti più sulle mie corde… Come detto prima: sempre non snaturando la’anima e sempre con l’avallo di Papà!
Hai usato molto il suono digitale… perché?
Il viaggio di Odòs è un viaggio lungo, 15 anni, un viaggio che solo alcuni musicisti amici hanno fatto dall’inizio alla fine. Essendo una solista e non avendo un band, serviva qualcosa che fosse sempre disponibile, modificabile e adattabile alle continue modifiche che il disco subiva. Così abbiamo optato per l’utilizzo di suoni digitali, più facilmente adattabili e modificabili in pochi minuti. Quante notti avevo un’idea e subito, al telefono con l’arrangiatore, la mettevamo in opera in real time. Inoltre,ci siamo detti, dal momento che le canzoni che guidano le classifiche, nazionali ed internazionali, sono fatte unicamente con suoni digitali, nonostante budget colossali, perché non possiamo farlo noi che usciamo con una piccolissima etichetta discografica indipendente?